sabato 3 dicembre 2016

Da Pavia a Taranto. Basta un Si?

No. Per chi vuole cambiare davvero la società italiana e un'Europa in crisi, la scelta di modificare la Costituzione nella direzione voluta da Renzi, Boschi, Alfano e Verdini è un grave errore.
Per costruire un Paese migliore, più giusto, libero e "sereno"; per contribuire a determinare una Comunità internazionale più unita, sicura e solidale occorre mettere in campo ed integrare intelligenze, conoscenze, culture, progetti, risorse, iniziative, fatti concreti e coerenti (che ancora, in gran parte, mancano).
Un'opera immane.
Che richiede, insieme, Governi autorevoli, riconosciuti e rispettati dai cittadini; soggetti politici di maggioranza (reale) e di opposizione realmente rappresentativi ed una partecipazione popolare diffusa, articolata, organizzata.
Viviamo, ogni giorno, problemi troppo complessi per essere delegati a pochi "capi" ed a gruppi ristretti di potere (di qualsiasi colore).
Gli investimenti, le grandi scelte produttive, sociali ed ambientali (nazionali ed internazionali) richiedono massimo coinvolgimento e raziocinio.

Nelle ultime ore l'incidente alla raffineria dell'ENI di Pavia, il sequestro preventivo della Bunge SpA  di Ravenna e le denunce della Associazione Genitori di Taranto ci segnalano la perdurante arretratezza tecnologica degli impianti industriali in attività, i pericoli per l'ambiente e la salute delle persone, l'inadeguatezza degli investimenti pubblici e privati per la bonifica e la messa in sicurezza del lavoro e dei territori.
Le alluvioni in Piemonte e Liguria, le nuove scosse in Umbria e nelle Marche, la sentenza di Genova sui fatti del 2011 ci ricordano la priorità della messa in sicurezza dei territori e degli edifici pubblici e privati dal dissesto idrogeologico e dai terremoti, correggendo uno sviluppo urbanistico incontrollato e irresponsabile. Senza prevenzione.
I dati sulla stagnazione produttiva, su piccole e grandi aziende che chiudono o ristrutturano, sulla disoccupazione giovanile e in età matura, sulla precarietà dirompente e sul perdurante lavoro nero, ci evidenziano l'inadeguatezza delle politiche industriali e del lavoro, l'illusorietà della delega a privati facoltosi, manager super pagati, leggi che supportano la flessibilità e la preminenza della discrezionalità dei vertici delle imprese.
I ripetuti allarmi internazionali sullo stato di salute delle banche italiane, le proteste di migliaia di cittadini che hanno perso i loro risparmi, la sentenza sul processo intentato contro i manager di Banca Etruria "per avere nascosto la situazione di crisi" ai controllori lanciano un ulteriore allarme sul sistema finanziario e sulle responsabilità delle massime autorità di controllo nella crisi del sistema e nei dissesti di bilancio.
Si potrebbe continuare con l'abbandono, l'impoverimento e la vendita progressivi del patrimonio immobiliare pubblico nonostante la domanda crescente di case popolari dignitose per i troppi senza reddito, in prevalenza italiani.
Oppure i regressi nei servizi sanitari, assistenziali e scolastici pubblici; con la mancanza di personale e di strumentazioni adeguate e moderne, nonostante il bisogno di cura, di formazione, di competenze e di ricerca scientifica.
E ancora, con la pervicace insistenza a progettare ed investire su grandi opere, strade, autostrade, ponti e rotonde per "fluidificare" il traffico veicolare; ma, di fatto, lasciando indietro i progetti di mobilità alternativa ed ecologica, i treni regionali ed il trasporto pubblico urbano.
O, infine, la diffusa elusione ed evasione fiscale; le estese pratiche di illegalità; l'emergere, ancora parziale, di corruzione e di organizzazioni criminali estese a tutto il territorio nazionale e i grossi centri o eventi di spesa. Per cui l'opera di Cantone e del suo pool non risulta certo sufficiente.

No.
Per correggere uno sviluppo sbagliato voluto da classi dirigenti e "caste" arroganti, chiuse in un sistema di potere sempre più autoreferenziale e incapace di soddisfare, coinvolgere e dare prospettive ad ampi strati sociali non si può concentrare ulteriormente il potere politico ed istituzionale, non si possono affidare ruoli comunque riconosciuti ed importanti ad Assemblee deboli e di secondo grado (come risultano il nuovo Senato e le Province - Città Metropolitane), non si moltiplicano le responsabilità in capo a singole persone (Consiglieri regionali e Sindaci contemporaneamente Senatori oppure Sindaci contemporaneamente Assessori o Consiglieri delegati ed, anche, Presidenti contemporaneamente Segretari di Partito).
E' già molto impegnativo svolgere bene una singola funzione e risulta irresponsabile concentrare ruoli o sostenere che è meglio ridurre i politici e gli amministratori (mentre, magari, si lanciano anatemi contro "il populismo" e "la demagogia").
Le Autonomie locali sono uno strumento essenziale di democrazia partecipata e di rappresentanza delle comunità. Impoverirle ed espropriarle (come accade da tempo, progressivamente) non aiuta il governo consapevole dei processi.
Cosa può fare pensare che il superamento della "fase federalista" ed il ritorno allo "Stato forte" con poteri Costituzionali di "supremazia" verso un supposto "interesse nazionale" ed "europeo" aiutino a classificare e risolvere i problemi primari dei cittadini e dei popoli?
Qui stanno le ragioni motivate del No.

Il referendum di domani chiuderà una delle fasi più brutte e tristi della vita politica italiana. E, comunque vada, sarà dura risalire la china.
La divisione e la contrapposizione frontale o sotterranea dentro le tradizionali e le nuove forze democratiche è stata forte.
Oltre il merito.
Molti hanno esplicitamente dichiarato di votare Si nonostante la qualità modesta, risibile, discutibile della nuova Costituzione.
Difficile dimenticare le considerazioni di Massimo Cacciari, Michele Serra, Roberto Benigni o Romano Prodi.
Colpisce anche l'indifferenza verso la palese violazione costituzionale delle modalità di voto degli italiani all'estero (il voto non è stato "segreto"). E la replica di alcuni "si è fatto lo stesso anche in altre elezioni" è grave. Dobbiamo abituarci all'incoerenza ed alla illegalità? O vogliamo attenuare le responsabilità per i Ministri dell'Interno ed i Presidenti del Consiglio interessati?
Al contrario si scatena la censura e si valuta un provvedimento disciplinare per un Presidente di Tribunale (il dottor Caruso, di Bologna) che esprime opinioni di merito che non interferiscono con la propria attività professionale.
Segnali. Da brividi.
Sarà difficile dopodomani ricostruire un comune sentire.
Ma è bene provarci.







14 commenti:

  1. Risposte
    1. Più che un pronostico propongo una valutazione.
      Considero comunque positiva l'alta partecipazione al voto che si profila.
      Se vince il Si, il cambio della Costituzione sarà confermato da un numero significativo di italiani e potremo verificare insieme gli effetti. Sicuramente si chiuderebbe una intera fase storica.
      Se vince il No, gli italiani diranno che prima della Costituzione è bene cambiare una classe politica ed un sistema di potere indecenti.
      Ma tutto resterebbe aperto.
      Gianni

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  2. È chiaro che non basta un si.
    Ma siete sicuri che non è utile per dare maggior responsabilità a chi è maggioranza seppure relativa?
    Del resto se siamo divisi in tre blocchi distanti che non vogliono confondersi come si può governare?
    L'alternativa sarebbe fare come negli Stati Uniti: si vota per il Presidente che è il Capo e distintamente per la Camera ed il Senato.
    E Obama può essere eletto con una maggioranza repubblicana in Parlamento. O viceversa.
    Che dire?
    M.T.

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    1. Considero utile il No perché non mi convincono le modifiche costituzionali proposte, né l'approccio politico di Renzi ed amici alle priorità sociali ed ambientali del Paese.
      Vedo la crisi della democrazia in Italia ed in Europa. Penso che piuttosto che risposte di concentrazione del potere, sia necessario promuovere partecipazione, conoscenza, responsabilità, autonomie locali.
      Se vince il No, si potrebbe ripartire da una Assemblea Costituente eletta democraticamente e capace di lavorare a scadenza ragionevole e parallelamente al normale funzionamento delle Istituzioni (Parlamento e Governo).
      In questo ambito si potrebbe valutare anche la proposta da te fatta. Con i vantaggi ed i difetti che propone anche l'esperienza americana e di qui anche qui si è scritto in un recente post.
      Gianni

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  3. Un "comune sentire" tra chi?
    Tra "i geni" che "basta un si" e "la casta" che vuole solo "salvare i privilegi"?
    Fronti opposti.
    Oggi e domani.
    *****

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  4. Tra tutti coloro che vogliono essere parte di comunità organizzate da regole condivise.
    Poi, tra tutti coloro che vogliono cambiare la società in direzione di una maggiore giustizia sociale e di una conversione ecologica delle produzioni e della organizzazione della vita delle persone.
    Gianni

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  5. In tv dicono che hanno votato in tanti e che ci sono tanti no.
    Se è così mi gusterò la faccia di Renzi.
    BiBi

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  6. Viva la Costituzione più bella del mondo!
    Grazie a donne e uomini di sinistra, di centro e di destra.
    Anna

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    1. Da qui si riparte. È tutto da discutere e costruire.
      Gianni

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  7. Dunque da Pavia (58%) a Taranto (68%) ha prevalso il No in tutta Italia (59%).
    Insomma, va bene questa Costituzione e occorre cambiare questa società.
    Ma come? Quali idee? Con chi?
    L'ora è adesso.
    Ciao!

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  8. Torno sul voto degli italiani all'estero.
    Nello spoglio (del voto non segreto) i si sono oltre il 60%.
    Grazie agli italiani in Italia che hanno permesso di evitare problemi.
    Ora però, vanno cambiate le procedure.
    Sia ripristinata la Costituzione!
    Andrea S.

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    1. Nulla è scontato. Bisogna battersi perché ciò che dici avvenga.
      Gianni

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