sabato 9 luglio 2016

Le nostre ragioni per il NO (1)

Nella campagna per il referendum costituzionale i fautori del Sì useranno alcuni slogan. 
Noi, i fautori del NO, risponderemo con argomenti. 
Loro diranno, ma noi diciamo.

1. Diranno che “gli italiani” aspettano queste riforme da vent’anni (o trenta, o anche settanta, secondo l’estro).
Noi diciamo che da quando è stata approvata la Costituzione – democrazia e lavoro – c’è chi non l’ha mai accettata e, non avendola accettata, ha cercato in ogni modo, lecito e illecito, di cambiarla per imporre una qualche forma di regime autoritario.


Chi ha un poco di memoria, ricorda i nomi Randolfo Pacciardi, Edgardo Sogno, Luigi Cavallo, Giovanni Di Lorenzo, Junio Valerio Borghese, Licio Gelli, per non parlare di quella corrente antidemocratica nascosta che di tanto in tanto fa sentire la sua presenza nella politica italiana. A costoro devono affiancarsi, senza confonderli, coloro che negli anni hanno cercato di modificare la Costituzione spostandone il baricentro a favore del governo o del leader: commissioni bicamerali varie, “saggi” di Lorenzago, “saggi” del presidente, eccetera. È vero: vi sono tanti che da tanti anni aspettano e pensano che questa sia finalmente “la volta buona”. Ma questi non sono certo “gli italiani”, i quali del resto, nella maggioranza che si è espressa nel referendum di dieci anni fa, hanno respinto col referendum un analogo tentativo, il tentativo che, più di tutti gli altri sembrava vicino al raggiungimento dello scopo. A coloro che vogliono parlare “per gli italiani”, diciamo: parlate per voi.

2. Diranno che “ce lo chiede l’Europa”.
(…) Diteci che cosa rappresenta l’Europa di oggi se non principalmente il tentativo di garantire equilibri economico-finanziari del Continente per venire incontro alla “fiducia degli investitori” e a proteggerli dalle scosse che vengono dal mercato mondiale. A questo fine, l’Europa ha bisogno d’istituzioni statali che eseguano con disciplina i Diktat ch’essa emana, come quello indirizzato il 5 agosto 2011 al “caro primo ministro”, contenente un vero e proprio programma di governo ultra-liberista, in materia economico-sociale, associato all’invito di darsi istituzioni decidenti per eseguirlo in conformità. Dite: “ce lo chiede l’Europa” e tacete della famosa lettera Draghi-Trichet, parallela ad analoghi documenti provenienti da “analisti” di banche d’affari internazionali, che chiede riforme istituzionali limitative degli spazi di partecipazione democratica, esecutivi forti e parlamenti deboli, in perfetta consonanza con ciò che significano le “riforme” in corso nel nostro Paese. (…) A chi dice: ce lo chiede l’Europa, poniamo a nostra volta la domanda: qual è l’Europa alla quale volete dare risposte?

Gustavo Zagrebelsky                                                                                                     (continua)

2 commenti:

  1. Questi Grandi Revisori della Costituzione Repubblicana dopo avere mostrato ignoranza ed arroganza ora temono i Professoroni.
    Non mi sembrano sereni ...
    Sic

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  2. Condivido quanto dice G.Z.
    Quale Europa vuole le riforme costituzionali di Renzi?
    Quella di Angela Merkel e del suo governo, che include la SPD? E che detta l'austerità a tutti per continuare a comandare?
    Quella di Juncker e dei suoi commissari bipartisan? Che non risolvono alcun problema del continente e anzi li aggravano?
    Quella della City Londinese? Dell'amico del nostro premier Davide Serra? Che viaggia di speculazione in speculazione sulle spalle di lavoratori e risparmiatori?
    No, l'Europa a cui dobbiamo rispondere è quella di chi ogni giorno produce ricchezza e benessere per se e per il genere umano o vorrebbe farlo ...
    No, no e no.
    BiBi

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